Johannes Torpe Studios: dalla Danimarca con furore!

Johannes Torpe Studios è lo studio di progettazione e design fondato dai due fratelli danesi Johannes e Rune RK, un mix stravagante di design e musica, intriso anche di un pizzico di follia. Mobili e complementi d’arredo, industrial design. Ma anche negozi di moda, ristoranti e discoteche di alto livello: questo è quello di cui si occupano. Tra un viaggio di lavoro e l’altro, abbiamo incontrato Johannes che ci ha raccontato un po’ di cose…

Design, industrial design, interior design… Cosa rappresentano per te? Quando queste parole sono entrate nella tua vita? In che modo?

Il design racchiude molte cose insieme, il design è pura creatività. Ed è anche il punto in cui molte cose si incontrano e trovano significato, è questo il concetto più interessante. Se tu guardi un pavimento, un vaso, un complemento d’arredo, tutto alla fine sembra essere un singolo oggetto. Ma la cosa più eccitante è quando ci aggiungi la tua creatività e attraverso questa gli oggetti trovano un senso compiuto.
La mia prima esperienza nel design? La prima volta che sono entrato in questo mondo? Quando ero bambino mia madre faceva la pittrice, quindi accadeva spesso che mi trovassi ad avere tra le mani della vernice, dei pennelli. Così, naturalmente, spontaneamente, iniziavo a dipingere, ad inventare, a disegnare qualcosa. La seconda cosa creativa che ho fatto è stata quella di suonare il violino. E adesso sono proprio queste due cose che ancora mi accompagnano nella vita: fare il designer e suonare. Nel momento in cui mi viene dato l’incarico di interior design per un ristorante o devo ideare una sedia, uso esattamente lo stesso approccio con il quale mi propongo con la musica o con la pittura. E tutto questo è ogni volta un’esperienza diversa, è un lavoro emozionante che cresce e si completa creativamente man mano che lo vivo, che ci aggiungo qualcosa di mio.

Progettista o designer? Inventore? Come ami definirti?

Credo di essere un “facilitatore” di sogni, un mezzo attraverso il quale i desideri vengono filtrati e poi realizzati. Sicuramente sono un buon designer ma quello che sono veramente capace di fare è incontrare altre persone, scovare il talento racchiuso in esse e ottenere il meglio da loro. Quando assumo qualcuno nel mio studio è sempre un atto di fede: si tratta di dare fiducia alla creatività altrui e di condividere il sogno di realizzare qualcosa insieme, qualcosa di grande, qualcosa di originale e unico. Da questo punto di vista la condivisione di tutti questi sogni, il fatto di voler tradurre in realtà cose fantastiche mi porta a pensare che la nostra forza, la forza del mio gruppo di designer sia proprio quella di essere una vera e propria “fabbrica” di sogni. L’unione di più energie, idee e pensieri racchiusi in una mente sola, per rendere concreti e fattibili i sogni della gente.


Da dove parti, cosa fai quando devi progettare un nuovo spazio, un oggetto, un mobile?

Il mio punto di partenza è sempre la gente, le sue idee, tutto ruota attorno alle persone. Se non mi piacciono le persone con le quali lavoro, le persone che mi commissionano un progetto o mi chiedono di costruire qualcosa, e queste non riescono a trasmettermi il valore che vogliono dare all’oggetto, allora faccio fatica a creare qualcosa di veramente valido. Per me la creatività è feeling, relazione, entusiasmo, energia positiva, sentimento. Significa credere negli individui con cui ti relazioni, credere in quello che ti comunicano. Questo è il punto di partenza dal quale nasce ogni fonte di ispirazione, solo così si possono realizzare assieme cose meravigliose.

Lavori sempre in coppia con tuo fratello nei progetti che ti vengono affidati?

Dipende da quanto grande è l’azienda o il progetto che ci viene affidato. Il nostro studio di design si espande ogni giorno di più, sempre più professionisti collaborano con noi. Contiamo diverse sedi sparse per il mondo: una a Copenaghen, una a Milano, una a New York. E ora stiamo aprendo anche a Pechino, ad Hong Kong… Per me e per mio fratello la cosa più importante è continuare a fare musica e a fare design, essere concentrati in quello che facciamo. Mio fratello molto spesso produce musica da solo, e quando io posso lo ascolto, registro… ovunque ci troviamo non perdiamo di vista il nostro lavoro, sia musicalmente che in termini di progettazione e di design.

E la musica? Come influenza la tua inventiva? La tua vita?

Il concetto è semplice: per me, senza musica non c’è design e senza design non c’è musica. C’è una diretta connessione tra loro. E in tutto questo, la vera sfida con me stesso e con quello che faccio è che devo sempre essere in grado di bilanciare le due cose.
Un oggetto del passato che rappresenta per te una vera e propria icona di design…

Molti, non uno solo. Se proprio devo scegliere, cito il designer finlandese Eero Aarnio e i suoi celebri pezzi in vetroresina. Pur essendo nato nel lontano 1932, le sue creazioni sono tuttora incredibilmente contemporanee, come ad esempio la famosa “Bubble Chair” o il tavolo “Mushroom” a forma di fungo. Quest’ultimo, assai bello ed essenziale nelle sue forme, è molto raro da trovare. Io ne possiedo uno nel mio appartamento di Copenaghen, forse anche per questo mi piace tantissimo!

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